Giuseppe Marras: "non posso pensare che lo stato mi regali dei soldi, non è nella mia mentalità, mi sentirei un imprenditore morto, finito, senza più risorse!

08.04.2020

Siamo in piena emergenza coronavirus e anche se la curva dei contagi sembra essere più clemente ora a preoccupare è la situazione economica del paese.

Il nostro governo sta cercando di correre ai ripari.

Bene? Male?

Non sta certo a me giudicarlo.

Fatto sta che dopo il decreto "Cura Italia" e il decreto "Liquidità" si è scatenata, come al solito, la corsa alla critica o all'elogio nei confronti dello stato.

Cosa pensano di queste iniziative i piccoli imprenditori ed in particolare i ristoratori del nostro paese?

Nel nostro gruppo Facebook privato "Professione Ristoratore, the Restaurant Business Evolution" ho fatto una domanda semplice cercando di capire cosa vorrebbero i ristoratori da questo nostro governo, quali secondo loro potrebbero essere le misure capaci realmente di tamponare questa emergenza e di salvare il loro conto economico.

La domanda è stata posta senza polemica a solo ed esclusivamente per capire cosa, nel loro mondo ideale, sarebbe la soluzione corretta da parte di un governo.

Le risposte sono state varie, tutte rispettabili per carità, alcune più utopistiche di altre, ma una in particolare mi ha colpito, soprattutto perché mi trova esattamente d'accordo.

Non è una risposta bella o brutta ma è senza dubbio una risposta che evidenzia una mentalità super-efficace dal punto di vista imprenditoriale.

A dare questa risposta è Giuseppe Marras, ristoratore sardo che partecipò nel 2017 all'evento Professione Ristoratore Revolution e oggi titolare di due attività, "Le Gourmerì" e "Sgarro" a Sassari.

Ecco cosa pensa Giuseppe a riguardo:

Dirò una cosa impopolare e immagino che sarò sicuramente frainteso.

Quindi prego in anticipo di non considerare questa mia affermazione come sfrontata o poco rispettosa.

Io ho 2 piccoli locali, sono chiuso dal 9 e non sto nemmeno facendo delivery perché fatte le dovute considerazioni numeriche non ci sarebbe convenuto tenere aperti i locali.

Dal giorno dopo la chiusura abbiamo messo in sicurezza la liquidità aziendale, e soprattutto ci siamo messi al lavoro da casa per studiare la ripartenza consci del fatto che non troveremo più ciò che abbiamo lasciato un mese fa.

Il risultato è che dopo un mese abbiamo 3 nuovi progetti pronti a partire e probabilmente apriremo una nuova società ancora prima che finisca lo stato di emergenza.

Ho scelto di fare l'imprenditore e quando ho deciso insieme a mia moglie ed al mio socio ognuno di noi ha lasciato i propri lavori sicuri, abbiamo costruito qualcosa di bello che eravamo ad un passo dal lanciare sul territorio nazionale , poi questo maledetto virus con il nuovo locale aperto a dicembre che aspettava di poter godere delle serate primaverili.

Abbiamo investito tanto , economicamente e fisicamente, abbiamo investito tutto.

Ma c'è un ma..

Nessuno ci ha obbligato a farlo, nessuno, e quando qualche anno fa abbiamo deciso di iniziare a percorrere questa strada ci siamo decisi verso una scelta di libertà.

Non posso pensare da imprenditore che lo stato mi regali qualcosa, nel mio sogno da imprenditore ci sono io che regalo qualcosa al mio stato, in termini di attività imprenditoriali belle, utili, che creino richezza e opportunità, che migliorino le nostre città e creino occupazione,

Non posso pensare che lo stato mi regali dei soldi, non è nella mia mentalità, mi sentirei un imprenditore morto, finito, senza più risorse.

Certo ben vengano gli ammortizzatori sociali, le moratorie, la possibilità di rinegoziare , sono tutti strumenti tecnici che servono per continuare a giocare la nostra partita.

Ma se, e ve lo dico con estrema serenità, non dovessimo sopravvivere (commercialmente) a questa situazione me ne farò una ragione, sarà la dimostrazione che il mio progetto non era abbastanza strutturato per affrontare tutto, mi servirà per capire che bisogna ancora di più puntare ad innovare ed insieme diventare bravi nel controllo di gestione, nell'analisi dei numeri e così via..

Io non mi sento finito, mi sento in pausa, forse sono in attesa, sotto il ring, sto legando i guantoni pronto a tornare sopra.

Tutto questo discorso per dire cosa?

Chi ha bisogno chieda , è il momento, e nessuno si senta imbarazzato nel farlo, ognuno sa di sé ma per favore smettiamola di comportarci come quelli a cui è dovuto qualcosa, il mondo è molto più complesso delle nostre attività, nessuno può permettersi di dare soluzioni per la nazione intera, perché se fossimo così bravi ora non staremo qui a piangere perché abbiamo finito i soldi e non sappiamo cosa fare

Pensiamo a cambiare e migliorare nelle nostre aree di competenza, il resto si risolverà!


Ecco, mi piacerebbe vedere tanti Giuseppe Marras sparsi per la penisola e non per giudicare corrette le scelte del nostro governo ma per partire da un mindset che possa rendere consapevole qualsiasi imprenditore che quando ha scelto questa vita ha scelto di essere solo e di sopravvivere senza l'aiuto di nessuno.

Lo facevano i nostri nonni contadini consapevoli che il raccolto poteva andare in malore per una grandinata, potete farlo anche voi!